
Nel 1334 Bologna fu teatro di un evento bellico unico nella storia del mondo, praticamente ignorato dagli storici. È descritto nel volume “Vita di Cola Di Rienzo”, di anonimo romano, e ne fu protagonista il popolo bolognese. Si tratta di un episodio degno di Rabelais, che Dario Fo inserì nello spettacolo “Fabulazzo osceno”, recitato nello stesso straordinario linguaggio grammelot del suo “Mistero Buffo”.
A quel tempo il papa stava ad Avignone e Bologna era governata dal cardinale Bertrando Del Poggetto. Dopo un rovinoso assalto a Ferrara e alla Repubblica Veneziana, il cardinale, i nobili e il clero si rifugiarono nella possente rocca di Porta Galliera per sfuggire all’ira dei bolognesi che in quella battaglia avevano subito migliaia di morti. Ovviamente, prima di asserragliarsi nella rocca, gli armigeri francesi al servizio del cardinale razziarono ogni genere di vettovaglie con l’intenzione di resistere il più a lungo possibile.
Così i bolognesi si trovarono a dover risolvere un difficilissimo problema tattico: come fare per entrare nella rocca inespugnabile, cacciare il cardinale e riprendersi il governo della città? Quella fortezza avrebbe resistito ad ogni arma allora conosciuta. Non esisteva scala tanto lunga per raggiungerne la sommità, non c’era ariete tanto ciclopico da sfondarne la porta.
Fu a questo punto che gli assedianti, cioè i popolani bolognesi, ebbero il colpo di genio: perché non battere l’odiato tiranno con proiettili mai usati prima d’allora (e forse nemmeno dopo)? Non era certo l’atomica, il napalm, o brutture del genere. Era semplicemente Merda. La sana, genuina, schietta e puzzolente merda. Un’arma nuova e irresistibile da catapultare a tonnellate nella fortezza, riempiendone ogni locale, ogni anfratto, ogni cortile, dopo aver saggiamente deviato le condutture dell’acqua.
Tutto il popolo di Bologna, dal neonato al centenario, partecipò in massa al rifornimento delle munizioni necessarie agli assedianti. Così il cardinale e i suoi furono letteralmente sommersi da quell’arma totale, e, dopo una breve resistenza, si arresero fuggendo mesti e puzzolenti.
Dove poteva nascere, se non a Bologna, un’idea tanto vincente quanto incruenta? Nemmeno un morto, nemmeno un ferito. Soltanto un tiranno e la sua corte, vinti, scornati, umiliati e... fetenti. Eh, sì, se nel 1334 fosse esistito il Nobel per la pace, sarebbe stato certamente dei bolognesi.
A quel tempo il papa stava ad Avignone e Bologna era governata dal cardinale Bertrando Del Poggetto. Dopo un rovinoso assalto a Ferrara e alla Repubblica Veneziana, il cardinale, i nobili e il clero si rifugiarono nella possente rocca di Porta Galliera per sfuggire all’ira dei bolognesi che in quella battaglia avevano subito migliaia di morti. Ovviamente, prima di asserragliarsi nella rocca, gli armigeri francesi al servizio del cardinale razziarono ogni genere di vettovaglie con l’intenzione di resistere il più a lungo possibile.
Così i bolognesi si trovarono a dover risolvere un difficilissimo problema tattico: come fare per entrare nella rocca inespugnabile, cacciare il cardinale e riprendersi il governo della città? Quella fortezza avrebbe resistito ad ogni arma allora conosciuta. Non esisteva scala tanto lunga per raggiungerne la sommità, non c’era ariete tanto ciclopico da sfondarne la porta.
Fu a questo punto che gli assedianti, cioè i popolani bolognesi, ebbero il colpo di genio: perché non battere l’odiato tiranno con proiettili mai usati prima d’allora (e forse nemmeno dopo)? Non era certo l’atomica, il napalm, o brutture del genere. Era semplicemente Merda. La sana, genuina, schietta e puzzolente merda. Un’arma nuova e irresistibile da catapultare a tonnellate nella fortezza, riempiendone ogni locale, ogni anfratto, ogni cortile, dopo aver saggiamente deviato le condutture dell’acqua.
Tutto il popolo di Bologna, dal neonato al centenario, partecipò in massa al rifornimento delle munizioni necessarie agli assedianti. Così il cardinale e i suoi furono letteralmente sommersi da quell’arma totale, e, dopo una breve resistenza, si arresero fuggendo mesti e puzzolenti.
Dove poteva nascere, se non a Bologna, un’idea tanto vincente quanto incruenta? Nemmeno un morto, nemmeno un ferito. Soltanto un tiranno e la sua corte, vinti, scornati, umiliati e... fetenti. Eh, sì, se nel 1334 fosse esistito il Nobel per la pace, sarebbe stato certamente dei bolognesi.
